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SETTA
Definition:
Alcune definizioni:
 
Definizione di Ernst Troeltsch: Dal punto di vista sociologico nei primi decenni del ventesimo secolo Ernst Troeltsch (1865-1923) aveva proposto la distinzione fra il tipo-Chiesa (un gruppo religioso in armonia con la società circostante), il tipo-setta (un gruppo religioso che contesta la società circostante), il tipo-mistico (un gruppo religioso che fissa la sua attenzione sull’auto-perfezionamento dei membri). Questa distinzione non tiene conto del continuo cambiamento che si verifica nei gruppi religiosi i quali si trasformano nella struttura, nella dottrina e nella prassi. Ci sono, inoltre, gruppi che rientrano sia nella seconda che nella terza categoria e quelli che si potrebbero inserire in tutte e tre le categorie. In conclusione: la distinzione pensata da Troeltsch non è utile per discriminare i gruppi religiosi  “in armonia” con la società e quelli che la “contestano”. 

Definizione etimologica: La parola “setta” deriva dai verbi latini seco e sequor (taglio e seguo) e indica semplicemente un gruppo che si è separato da un altro maggioritario o un gruppo che segue un leader e una dottrina particolare. 

Definizione sociologica: Il sociologo Benjamin Zablocki ipotizza che si possa parlare di "setta" nel senso di "organizzazione ideologica tenuta insieme da relazioni carismatiche e richiedente un impegno totale". Per "carisma" si intende un potere spirituale o una qualità personale che dà ad un individuo una considerevole influenza  o autorità su un gran numero di persone. Da ciò ne deriva che una setta è caratterizzata da un'ideologia, forti richieste che provengono da quella ideologia, e potenti processi di influenza socio-psicologica che inducono i membri di quel gruppo a rispondere a quelle richieste. In questi gruppi i membri devono ottemperare a richieste impegnative e il clima sociale ruota intorno ad un leader autoritario. Queste caratteristiche creano il terreno favorevole per il verificarsi di violenze e pressioni indebite  a danno dei membri più deboli, ma non si tratta di un processo inevitabile, poichè molte volte succede che il leader non abusa del suo potere. La manipolazione socio-psicologica ed il controllo tipico di organizzazioni settarie possono verificarsi anche in altre organizzazioni e movimenti, perfino quelli appartenenti a tradizioni religiose di maggioranza con la differenza che, mentre in alcuni gruppi centrati su un leader vivente questi non è tenuto a rispondere ad alcuno, i movimenti religiosi più tradizionali possono essere controllati e corretti da autorità superiori alle quali debbono dar conto di ciò che fanno.
Un problema relativo a questo tentativo di definizione è che un movimento difficilmente può essere definito "in toto" come "setta". I movimenti sono composti da persone e da piccoli sottogruppi: può accadere che in un movimento di 100 persone in una sottosezione di 20 persone ci sia un responsabile che abusa dei suoi sottoposti. In questo caso sarebbe comunque erroneo affermare che il movimento [...] è una "setta".


Definizione criminologica:  La parola “setta”, nel modo in cui comunemente viene intesa,  prescinde completamente dal suo significato letterale e dalla sua etimologia. Associare la parola “setta” ad un determinato gruppo significa, nella realtà, indicare una entità intrinsecamente “cattiva”, che schiavizza (fisicamente e psicologicamente) i suoi membri, guidata da leaders che perseguono finalità distruttive a danno del singolo e della società. Spesso chi immagina una “setta” vi associa con facilità l’aggettivo “satanica” che rende lo scenario ancora più raccapricciante. Nel comune modo di esprimersi, in contrapposizione alla “setta” viene utilizzata la parola “religione” per indicare una credenza in sé “buona” priva di pericolosità per i singoli e la società.  Anche se molto diffuso, questo tentativo di distinguere le credenze settarie da quelle religiose non ha riscontri reali e viene messo in crisi ogni volta (spesso purtroppo) che una religione istituzionale e ben integrata in un contesto sociale si rende protagonista di episodi moralmente riprovevoli o addirittura criminosi. 

Per queste sue connotazioni fortemente discriminanti, velate talvolta anche di un razzismo strisciante, il termine “setta”  è stato ormai da diversi anni abbandonato nelle pubblicazioni scientifiche della maggior parte dei sociologi della religione. In Italia diverse iniziative culturali, convegni e pubblicazioni accademiche si sono occupate della questione e, nel tempo, la parola “setta” è stata sostituita  con termini di significato più neutro e privi di connotazioni dispregiative come “Movimenti Religiosi”, Nuovi Movimenti Religiosi”, “Movimenti Religiosi Alternativi”, “Minoranze Religiose”. 

Questo cambiamento è stato promosso da un certo numero di studiosi che ritengono che le minoranze religiose siano oggetto di attacchi ingiustificati e sproporzionati ai reali pericoli che esse possono rappresentare per la società. Questi attacchi ingiustificati comporterebbero, a causa della loro diffusione attraverso i mass media e le organizzazioni antisette, una reazione di "panico morale". 

In ambito accademico  è molto dibattuto anche 
il problema della definizione di "religione". A metà degli anni 1990 all’interno della Facoltà di Teologia dell'Università di Leida, il Leiden Institute for the Study of Religion (LISOR), ha avviato un progetto chiamato MTSR (Methods and Theories in the Study of Religion, “Metodi e teorie nello studio della religione”), per studiare le possibili definizioni di “religione”. Una delle conclusioni del progetto è che non esiste oggi, nelle scienze sociali e nello studio delle religioni in genere, una definizione condivisa di "religione".

Nello stesso modo si può concludere che non esiste alcuna definizione condivisa di "setta" e che, al contrario, questa parola è usata solo in senso dispregiativo per etichettare gruppi percepiti da qualcuno come "devianti". 

Posizione del Consiglio d'Europa:Il Consiglio d'Europa, nel 1999, ha stilato un nuovo rapporto, approvato all'unanimità, in cui ribadiva i contenuti della sua Raccomandazione su Sette e Nuovi Movimenti Religiosi (n. 1178) del 1992.

Nel rapporto, il Consiglio d'Europa,  oltre a ribadire l'indesiderabilità di una più significativa legislazione in materia di sette, ha anche scoraggiato l'uso stesso della parola setta: poiché non esiste una definizione accettata del termine "setta", che oltretutto ha assunto una connotazione molto negativa, gli stati membri sono stati invitati ad utilizzare la definizione di "gruppi di natura religiosa, spirituale o esoterica". In questo modo, si eviterebbero tre insidie:

  1. discriminare gruppi con dottrine strane ma del tutto innocui;
  2. includere, tra i gruppi pericolosi, organizzazioni perfettamente inserite nelle religioni maggioritarie;
  3. distinguere, in maniera discutibile e arbitraria, le sette dalle religioni.

In tale rapporto si afferma tra l'altro la necessità di:

  • garantire libertà di coscienza ed espressione religiosa a tutti i cittadini, in conformità alle condizioni espresse dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani
  • promuovere l’educazione religiosa
  • promuovere migliori relazioni con e tra le religioni
  • promuovere l’espressione sociale e culturale delle religioni


Fonti

Sito del Consiglio D'Europa

Rapporto 1999 del Consiglio d'Europa in materia di sette

Eileen Barker, What should we do about cults? Policies, Information and the Perspective of Inform. Published in The New Religious Question: State Regulation or State Interference? Edited by Pauline Cotee and Jeremy Gunn, Frankfurt: Peter Lang, 2006: 374-375.

La Questione delle "sette", in Religioni in Italia, a cura del CESNUR

- Raffaella Di Marzio, Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto, Edizioni Scientifiche Magi, Roma 2010, pp. 30-40

- Massimo Introvigne, L'esplosione delle nuove religioni, Seminarium, 1998