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Si può evitare che le Bestie ritornino, ma solo se curiamo i cuccioli innocui prima che si trasformino.


Articolo di Raffaella Di Marzio - Luglio 2004

 


Nei giorni passati Le Bestie di satana hanno catturato tutta l’attenzione dei mass media e lì dove i giornalisti hanno calcato la mano sulle gesta raccapriccianti e le cupole potenti che guiderebbero indisturbate questi poveri diavoli, si è rischiato come al solito di fare dei ragazzi del varesotto dei “modelli” ai quali potrebbero ispirarsi altri giovani, disadattati e afflitti da problemi psicologici come quelli. Giovani che nè le loro famiglie nè la scuola nè la società hanno saputo o potuto aiutare.

E’ un copione già visto e interpretato dai membri delle "Bestie di Satana" che hanno trovato i loro cattivi maestri in certi ambienti dove circolano pubblicazioni e musica di un certo tipo, insieme a droga ed emarginazione.

Sembra che uno dei moventi degli omicidi sia stato quello di eliminare coloro che erano ritenuti scomodi o inferiori per fare in modo che rimanessero nella setta solo i prescelti, gli eletti. E’ la filosofia del potere e della sopraffazione che spinge a compiere orribili delitti e non sappiamo quanto possa attutire le colpe il fatto che chi le ha compiute fosse sotto l’effetto di stupefacenti.

Il diavolo, quello che entra in scena per tentare Adamo ed Eva, in questa vicenda come in altre simili, c’entra solo per quei disvalori che incarna e da sempre tentano l’uomo, andando a solleticare i suoi punti deboli: la vanità, la superbia, la sete di potere e di piacere a tutti i costi, l’ebbrezza di fare ciò che si vuole senza alcun limite.

Questi desideri trovano soddisfazione in vari modi. Nel mondo giovanile ci sono ambienti nei quali si coltiva la pseudofilosofia del “fai ciò che vuoi” che è sempre esistita, fin dai tempi di Sodoma e Gomorra e che in ogni epoca si è rivestita di contenuti e prassi tipiche del momento.

Oggi i canali sono un certo tipo di musica, la droga e certe pubblicazioni che creano un vero e proprio vivaio nel quale alcuni giovani, pochi, in verità, coltivano idee e comportamenti distruttivi per sè stessi e per gli altri.

La prima domanda da porsi, a questo punto, è: Perchè tanti giovani ascoltano la stessa musica, fanno uso di stupefacenti e leggono le stesse pubblicazioni e solo un'infima minoranza arriva a compiere atti distruttivi come quelli messi in atto dalle "Bestie di Satana"?

Una risposta ovvia è che certe realtà prendono corpo e si manifestano solo quando vengono a contatto con personalità in sè già disturbate, affette da squilibri psicofisici, carenze affettive, emarginate, che tendono a vedere il mondo intero come un mondo “sommerso dalle sporche bugie del dio cristiano e di suo figlio”, come si legge in un diario di Fabio.

Se così fosse la riflessione su queste “Bestie” dovrebbe spostarsi e andare a considerare dove sono cresciute, chi si è preso cura di loro quando non erano ancora “bestie” ma erano bambini, come quelli che crescono nelle nostre case, giocano in cortile, si azzuffano con i coetanei, vanno a scuola.

Ciò che chiamano 666, Satana, signore degli inferi, al quale inneggiano i diari di uno dei giovani, Fabio, è l’incarnazione dell’odio che, per motivi a noi sconosciuti, questi ragazzi hanno nutrito per il mondo intero che consideravano un nemico da combattere. Un nemico identificato con la cristianità, e “il padre, il figlio e lo spirito santo”.

Ma siamo sicuri che “la cristianità”, il Dio dei cristiani sia davvero il bersaglio dell’odio di questi giovani e di tutti gli altri che condividono le stesse idee? 

In apparenza sì, ma forse le cose non sono così semplici come sembrano e forse questi giovani non sono degli “indiavolati” come è immediato pensare. Forse, purtroppo per loro, il primo bersaglio del loro odio sono proprio se stessi: la droga, la musica, satana e belzebù sono solo un modo per gettare fuori da sè il dolore e il tormento divenuti, alla fine, insopportabili.

Se così fosse dovremmo trarne alcune ipotetiche conclusioni:

  • Contro le Bestie di Satana non servirebbero gli esorcismi, come si legge in un articolo di Avvenire, ma potrebbero aiutare anche la sociologia e la psicologia, definite “inutili”.
  • Non avrebbe senso affermare l’esistenza di un “terzo livello”, come ho letto su Repubblica.it: "Adulti. Professionisti. Insospettabili. Li accomuna l’onnipotenza dei frustrati: sono piccoli uomini assetati di potere sui corpi e sulle menti di altri esseri umani”. Affermazioni del genere devono essere suffragate da prove certe poichè dare spazio all’ ipotesi di una organizzazione alle spalle delle "Bestie di Satana" significa accreditarli, sopravvalutarli, inquadrarli in un progetto satanico più ampio. Considerare un gruppuscolo pericoloso come le "Bestie di Satana" parte di una organizzazione capeggiata da persone adulte e potenti significa non conoscere affatto le caratteristiche del satanismo giovanileQuesta ignoranza causa uno spostamento pericoloso del problema: l’attenzione, invece che concentrarsi su quei giovani sbandati, si sposta su un fantasma e questo non aiuta certamente a trovare le vere cause del fenomeno.
  • Non ci sarebbe alcuna ragione per sparare numeri a caso, come quelli che l’ANSA ha attribuito ad una nota associazione che parlerebbe di 1000 sette sataniche in Italia.


Ma dove sono questi gruppi?

A giudicare da una cartina pubblicata su Repubblica.it quelli con un nome sono in tutto 18, due dei quali ufficialmente scomparsi. Il numero quindi si riduce a 16 gruppi, costituiti da un numero del tutto esiguo di persone.


Dov’è allora il vero problema?

Il vero problema sta nel fatto che sono molti i giovani a rischio, quelli che potrebbero partecipare a qualche rito e cominciare a simpatizzare per quella filosofia del “fai ciò che vuoi” di cui ho parlato prima. Potrebbe essere questo il primo passo per la fondazione di altri gruppi simili alle "Bestie di Satana", dove la presenza simultanea di alcuni fattori potrebbe favorire l’esplosione di violenza e malvagità a cui purtroppo abbiamo assistito. Credo che la prospettiva da cui guardare a questi fatti non sia quella dell’allarmismo, della sottovalutazione e neppure quella di chi pensa che la colpa sia tutta di satana, per cui sarebbe sufficiente un esorcismo per eliminare il problema.


La prospettiva, a mio avviso, sta in due parole chiave: PREVENZIONE e INFORMAZIONE.

Prevenzione significa più attenzione ai nostri figli, più dialogo con loro specialmente quando cominciano ad adottare forme di comportamento che rientrano nella sfera “a rischio”, ma anche prima, quando le nostre case e le nostre famiglie diventano luoghi dai quali i ragazzi non vedono l’ora di evadere perchè il clima che vi si respira è per loro motivo di sofferenza. C’è da chiedersi perchè tanti giovani sentano il bisogno di evadere dalla loro famiglia in una misura che va molto oltre la normale vita sociale nel gruppo dei loro pari.

C’è da chiedersi perchè a un certo punto smettano di chiedere (se lo hanno mai fatto) il parere dei propri genitori o di altri adulti di riferimento, perchè comincino a mentire ripetutamente e a nascondere incontri, attività, esperienze che fanno e che vivono autonomamente, fidandosi magari di altri giovani che ritengono più affidabili dei loro stessi genitori, insegnanti, fratelli. 

Informazione significa non tacere su realtà negative come quella del satanismo giovanile, farne oggetto di discussione con i giovani, in modo che essi possano coglierne tutti gli aspetti negativi e distruttivi, parlare delle "Bestie di Satana" e delle loro azioni, ma non come malvagi luogotenenti del potente satana (come se satana fosse un potere alternativo e concorrente rispetto a Dio), ma come giovani drammaticamente sofferenti e disadattati dai quali si può imparare certamente solo una cosa: a non ripetere gli stessi errori.

Queste brevi riflessioni si fondano sulla mia convinzione che non esista una ricetta per evitare che altre “Bestie di Satana” compaiano all’improvviso a turbare il nostro immaginario perchè ciò che accade ai nostri giovani non dipende solo da loro ma anche dal contesto sociale in cui essi vivono. Credo che nessuno di noi possa ritenersi al riparo da responsabilità, seppur minime, anche perchè lo stesso fenomeno potrebbe ripetersi in un altro contesto, in un’altra regione, in un altro tempo.


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